Sempre più convinto delle mie scelte.

FacebookTwitterPrintShare

mano

Nel Consiglio Comunale dell’11 novembre si è consumato un attacco al rispetto e alla discussione democratica dell’assise civica.

Ripercorriamo la storia recente. L’8 luglio 2014 (prot. n. 025491) presento una proposta di delibera che propone di riportare il numero delle commissioni consiliari da 6 a 5, come quando i consiglieri comunali erano ventiquattro. In quella stessa proposta c’era la possibilità di eliminazione del gettone di presenza ai capigruppo consiliari e altri interventi volti a reperire economie e fondi da destinare al sociale.

Il Presidente del Consiglio Comunale opta per l’invio della proposta di delibera in commissione. Scelta opinabile, in quanto un indirizzo politico si apre, prima di decidere la strada da intraprendere, alla discussione del Consiglio Comunale. La commissione competente, in barba all’art. 28 comma 2 del regolamento  (art. 28 comma 2 del Regolamento Consiliare recita:”La Commissione deve concludere l’esame in un termine non superiore a 20 gg dall’invio della proposta. Trascorso tale termine, senza che essa sia stata esaminata e non vi siano motivate ragioni ostative, il Presidente può iscrivere la proposta all’o.d.g.”), lascia passare non solo i 20 giorni previsti, ma ulteriori 100 fino a quando il sottoscritto chiede la discussione della proposta mediante la convocazione di un Consiglio Comunale. Quello di ieri sera, appunto.

A questo punto cosa succede: senza permettere al presentatore e primo firmatario di spiegare la proposta, un consigliere di maggioranza chiede con mozione d’ordine di rinviare il testo in commissione. Ma a quale gioco stiamo giocando? Qui si tratta di tagliare completamente la discussione democratica.

Dopo questo inizio a dir poco scandaloso, il consiglio comunale prosegue bocciando la mia mozione sul piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche e quella sull’istituzione delle consulte dei servizi sociali, dell’ambiente e dei beni comuni e della partecipazione, esempi concreti nel primo caso di sostegno alle persone con disabilità e di impegno di tutti per la comunità nel secondo.

Infine, è stata bocciata anche la mia proposta di barattare le tasse con lavori socialmente utili per i cittadini in difficoltà economiche. Il motivo? Non ci sarebbero leggi. Ma, in base a quanto emerso dalla risposta ad una mia domanda, non ci sarebbero neanche leggi che lo vietano. Bene, cosa ci impedisce di trovare strade nuove per salvaguardare i cittadini e promuovere un maggiore benessere sociale?

E l’amministrazione Sbrocca sarebbe la novità? O ancora quella che mette al primo posto il sociale? Fino ad ora non ha dato grandi esempi in queste direzioni, ma anzi ha rifiutato tutte le proposte che puntavano ad affrontare, sebbene in maniera non esaustiva, l’emergenza sociale della nostra città. E per quale motivo? Forse per non dare soddisfazione al sottoscritto? Io credo che quando una proposta vada nella direzione del bene comune, si debba provare a portarla avanti anche se viene da un membro dell’opposizione. Ma un’amministrazione che non permette ad un consigliere di discutere le sue proposte privandolo dei più elementari diritti democratici come quello della libertà di parola, senza dubbio non riesce a comprendere la valenza del bene comune e continuerà ad agire secondo inutili personalismi. Ulteriore conferma, per me, di aver fatto bene a non fare nessun accordo con chi si professa di centro sinistra, ma poi cammina in tutt’altre strade.

 

Paolo Marinucci

Consigliere Comunale – Termoli (CB)