IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

DESCRIZIONE

 

Il fenomeno del Commercio Equo e Solidale o Fair Trade si è consolidato in Europa e nel Nord America a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso, ma la pluralità delle ispirazioni, delle organizzazioni e delle modalità d’azione hanno per lungo tempo reso difficile la sua stessa definizione, Ciò nonostante, il dinamismo del movimento Fair Trade, l’originalità dell’approccio rispetto alle crescenti problematiche dei rapporti commerciali internazionali e le difficoltà incontrate da altri strumenti di sostegno allo sviluppo hanno attirato l’attenzione di economisti, sociologi, tecnici ed anche di alcune istituzioni politiche internazionali sul possibile molo del Commercio Equo e Solidale e sull’opportunità di incentivarlo. Il volume, esito finale di una ricerca finanziata con fondi PRIN e che ha visto la partecipazione dei gruppi di ricerca dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, della LUISS “Guido Carli” di Roma, dell’università di Padova, oltre che dell’università del Molise e di studiosi del settore, si caratterizza per lo studio del fenomeno del Commercio Equo e Solidale in una prospettiva pluridisciplinare e comparatistica, ma anche per l’apertura agli operatori del Commercio Equo e Solidale, a livello nazionale e locale, i cui contributi sono raccolti nell’appendice.

 

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Titolo: Il commercio equo e solidale
Cod. ISBN: 9788849517637
Pubblicato nel: aprile 2009
Numero Pagine: 344
Formato: 17×24
Prezzo: Euro 36,00

 

 

 

 

 

 

 

Appendice A – Il commercio equo e solidale: principi, regole e modelli organizzativi

a cura di Paolo Marinucci

di seguito l’indice e una prima parte

 Il commercio equo e solidale.

 

Principi, regole e modelli organizzativi

PARTE I – Principi e regole

 

Indice

 

Sommario

  1. Il Commercio Equo e Solidale non è beneficenza – il punto di vista delle Botteghe
  2. Cosa sono le Botteghe
  3. Chi popola le Botteghe – Volontari e Lavoratori
  4. Botteghe vs Grande Distribuzione Organizzata (GDO) – Dove va il commercio equo e solidale?
  5. La legge italiana per le botteghe
  6. Conclusioni – Il nuovo lusso

Bibliografia

 

 

Sommario

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Federico Pernazza ed ai suoi collaboratori, per avermi dato la possibilità, quale esponente di una realtà di commercio equo di esprimere riflessioni ed esperienze su questo mondo.

Vorrei sottolineare che le cose dette sono il frutto di un percorso personale e non vengono proposte, pertanto, come il “pensiero” del commercio equo; rappresentano uno spaccato di questa realtà strettamente legato alla mia esperienza e alla mia formazione in merito.

Un ringraziamento sincero va alla Facoltà di Economia dell’Università del Molise, che ci ha accolti e che ha creduto nel commercio equo, investendo risorse per “ricercare e confrontarsi” con nuove e alternative forme sociali ed economiche.

Sperando di non tediarvi con la lettura di questi appunti, vi porgo i più sinceri saluti, Paolo Marinucci.

 

1. Il comes non è beneficenza – Il punto di vista delle botteghe

Se proviamo ad inserire la parola beneficenza su it.wikipedia.org ci quello che ci viene risposto è: “Per beneficenza si intende una o più attività dirette al sollievo della miseria. Erogazione di un aiuto a favore di soggetti terzi che versano in condizioni di difficoltà. Le beneficenza viene di solito fatta devolvendo gli introiti ottenuti in apposite occasioni, ad esempio durante gare, spettacoli, tombole, cene pesche di beneficenza. Similmente fondi possono essere raccolti mediante la vendita di piccoli oggetti quali braccialetti, gadgets vari.”.

Bene, il Commercio Equo e Solidale (comes, da ora in avanti) non è questo. Può suonare strano ma la grande sfida che il comes ha lanciato, ormai da più di quarant’anni, è quella di praticare un’attività commerciale vera e propria andando a modificare quelle interazioni che nella logica commerciale tradizionale vanno a minare la giustizia sociale e l’equità dei rapporti tra produttori, distributori e acquirenti.

Può sembrare una formalità di “descrizione” in realtà è un principio fondamentale, che inverte completamente la logica assistenzialista e caritatevole, permettendo di posizionare “sullo stesso piano contrattuale” i produttori e gli stessi importatori , ragionando su una solidarietà dei rapporti in una concezione di scambio trasparente e fondato su una giustizia sociale, umana ed ambientale.

Di seguito riporto l’art. 1 della Carta Italiana del Commercio Equo e Solidale, documento costituzionale del movimento comes italiano dove viene raccolta la definizione del comes: “Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica.

Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori.”

Continuando a leggere la carta italiana dei criteri del comes riporto anche l’art. 2 per dare un’idea degli obiettivi che il comes si è dato:

  1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l’accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali.

  2. Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo.

  3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.

  4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana, aumentando la consapevolezza dei consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva.

  5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica.

  6. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati.

  7. Favorire l’incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati.

  8. Sostenere l’autosviluppo economico e sociale.

  9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale.

  10. Promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.